†Alchymia†

il luogo dove la Grande Opera può essere generata.

† L'Alchimista †

Nacqui nel 1969 di questa era volgare per proseguire ciò che avevo interrotto in quella precedente

† Odi et Amo †

Amo mio figlio, la vita e Kyra, che mi accompagna nel viaggio dalla notte dei tempi
Odio l'ipocrisia e la pena capitale

† Le Mie Letture †

Leggo di tutto, dai classici ai fumetti, senza dimenticare le nuove leve

† Film Preferiti †

Blade runner, Casablanca, Il settimo sigillo, i noir ed il neorealismo italiano

† Note in calce †


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† Luna †

CURRENT MOON
lunar phase

† Nome ancestrale †

† Desideri †

[†]Desideri da esaudire
[†]essere ciò che mio figlio vuole che io sia
[†]

[♦] Desideri esauditi
[♦]tanti, forse troppi!
[♦]

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L'Acquario dei Saggi - Epilogo/3 -

Qui sto parlando unicamente della vera alchimia, piena di arte e conforme alla natura, che insegna prima di tutto è fondamentale discernere e conoscere, fra tutte le cose, la differenza fra bene e male, fra puro ed impuro. Grazie ad essa si può raggiungere un giusto progresso, dopo aver posto rimedio alla debolezza ed alla corruzione della natura. Questa, allora, procede all’aumento dei metalli come se tu ti sforzerai di ad aiutare un frutto che, ostacolato da una qualche fortuito avvenimento, non possa giungere a corretta maturazione, o meglio non possa produrre una moltiplicazione a partire dal chicco o dal seme, cosa che può essere realizzata con poche spese. Per quanto riguarda l’altra arte, che è sofistica e pseudo-alchemica, non so nulla di essa ed inoltre non voglio saperne nulla, poiché i suoi maestri promettono vanamente di seguire strade distorte e di generare montagne d’oro puro, ma restano molto lontani da tutto ciò. Per di più, quest’arte falsa non porta assolutamente nulla di concreto, ma solo comporta spese enormi, pretende lavori imprudenti e frequentemente chiede in dote il copro e la vita. Di conseguenza, se uno o molti chimici di questa specie venissero ad incontrarti con vanagloria di possedere la vera e naturale arte chimica, e s’impegnassero ad insegnartelo in cambio di denaro o altre cose, pretendendo di non potersi far carico delle spese necessarie, allora sii fedelmente ammonito di non fidarti di essi. Infatti, il serpente è in agguato, per la maggior parte del tempo, attorno ad essi in mezzo all’erba.

Inoltre, posso affermare in vero che il costo da effettuare per tutta l’opera universale non supera in totale i tre fiorini, eccezione fatta per l’alimento quotidiano ed il mantenimento del fuoco; la materia è parzialmente vile, come abbiamo fatto intendere precedentemente, la si trova dappertutto, in quantità sufficiente ed abbondante senza grande difficoltà, ed anche il lavoro di essa è facile e semplice. Insomma, tutta quest’arte è facile e molto comprensibile per gli uomini pietosi che Dio ha prescelto, ma la cosa risulta veramente molto difficile e quasi impossibile per coloro che siano empi e malvagi. Per finire, ti ho voluto aggiungere ciò che segue a mo’ di addio: se Dio onnipotente ti offrisse la sua grazia per la rivelazione di quest’arte santa e pietosa, tu dovrai, in verità, farne uso corretto, osservando il silenzio che ti è stato raccomandato, e a tal fine applicare sulla tua bocca un lucchetto resistente e tenerlo ben chiuso, per timore che l’arroganza e l’orgoglio, tanto davanti a Dio quanto davanti agli uomini, non costituiscano un pericolo per te e non ti inducano al male ed alla dannazione temporale ed eterna. Per questo ti conviene esaminare con circospezione ciò che segue:

Colui che con quest’arte sacra trovi la ricchezza dev’essere semplice e pietoso, probo e discreto.

Colui che così non fa contrasterà il suo destino.

Sarà portato a povertà, ad indigenza, a nudità e miseria.

Tutto questo, amico lettore, non ho voluto nasconderlo, tanto a guisa di avvertimento quanto per congedarmi da te. Ho la ferma convinzione che tu mi hai compreso abbastanza su tutto, a meno che Dio non ti abbia chiuso gli occhi e le orecchie; inoltre, non avrei potuto mostrartela più fedelmente e limpidamente, né descriverla in modo più manifesto nella misura in cui lo permetta una buona conoscenza. Di conseguenza, se non sei stato in grado di carpire e comprendere la cosa per via del mio insegnamento, ho grande timore che difficilmente la potrai capire per via di altre istruzioni.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 10:38 del dì giovedì, 30 luglio 2009
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In: alchimia


L'Acquario dei Saggi - Epilogo/2 -

È veramente ammirabile incontrare comunque uomini che non solo cercano questa suprema arte, ma anche che si sforzano di mettersi al lavoro e di realizzarla, uomini che nonostante tutto si domandano se l’arte sia naturale o magica, se sia preternaturale o se si tratti di negromanzia, e se si ottenga attraverso uno spirito o con mezzi illegittimi e proibiti. Nessuno di questi modi, per Dio! Né il diavolo, né, a maggior ragione, nessun uomo empio può compiere nulla in quest’arte senza il permesso divino, e, ancor meno, nessuno può iniziarla con iniziativa propria né praticarla secondo il suo capriccio.

Nessuno davvero, giacché quest’arte rimane nella mano e nel potere di Dio, che la concede ed anche la impedisce a chi voglia. Infatti, quest’arte, che procede da Dio e per Dio, non ammette in nessun modo uno spirito voluttuoso, ed ancor meno spiriti funesti ed infernali, ma al contrario (favorisce) lo spirito semplice, retto, veritiero, costante, puro e penitente nella sua essenza. Ma il mondo d’oggi, indifferente ed empio, non conosce per niente questo spirito, e perciò la maggioranza degli uomini ignorano anche la sua essenza ed il suo mistero supremo. Infatti, non appena qualcosa di tale mistero giunge alle orecchie di questa gente mondana, subito dopo questi vogliono essere capaci di comprenderlo, e se non lo sono, affermano che è tutta una scemenza.

Inoltre, questo spirito rimarrà loro nascosto in eterno per via della loro cecità, ed infine sarà loro tolto nella sua totalità.

Nonostante ciò, per non spingersi più in là del previsto in questo promemoria e per affrontare nuovamente il tema e portarlo lealmente buon fine, voglio far sapere ciò che segue ai pietosi artisti sottoforma di un’amichevole esortazione: è nella misura in cui una persona orienterà la sua anima a Dio, o meglio, tutta la sua vita ed i suoi atti che sentirà ogni giorno ed in ogni momento, nel progresso della pietra e della sua opera, che risiede questa insigne utilità. Io stesso mi sono conformato a questo scopo tutti i giorni della mia vita con la massima applicazione e con la maggiore devozione, cosicché ho potuto comprenderla tramite l’esperienza. Per questo l’uomo deve, fin dal principio, regolare le sue azioni e prepararsi in modo tale da ottenere la forza di condurre a buon fine, quindi, l’una a l’altra opera.

Si potrebbe obiettare che sicuramente ci sono stati uomini che possederono veramente questa pietra filosofica o tintura, e che trasformarono con essa i metalli semplici in oro ed argento. Tuttavia, erano poco capaci e non avevano posseduto una conoscenza tanto buona della pietra celeste, e, per altra parte, consacrarono il loro tempo alle cose vane e frivole della vita. Io rispondo a tutto ciò che li lascio nella loro condizione e che non penso di intavolare quì alcuna discussione per scoprire dove e come si siano procurati la loro tintura.

Ma in verità, nessuno mi convincerà che essi abbiano realizzato e preparato la vera ed esatta tintura di cui ho parlato in tutto questo trattato, ed ancor meno credo che comunque sia possibile abbindolarmi in questo contesto. Il finale tragico di queste persone di spirito così leggero, verso il quale sono da se stessi scivolati con la loro tintura, è prova sufficiente e, disgraziatamente, non mancano esempi di tutto ciò perfino a giorni nostri. Devo forse tacere ora che l’arte alchemica, assieme alle cose che le sono necessarie, non è unica, bensì varia? Effettivamente, allo stesso modo in cui in altre discipline s’incontrano settori di opinione e colore differente, ugualmente accade in quest’arte, e sebbene a tutti i praticanti venga dato il nome di ‘chimici’, tuttavia non tutti sono istruiti della medesima cosa e non operano con la medesima inclinazione.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 13:32 del dì sabato, 11 luglio 2009
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In: alchimia


L'Acquario dei Saggi - Epilogo -

Adesso, amico e benevolo lettore, possiedi una breve descrizione, una semplice

esposizione, un modello infallibile ed una comparazione allegorica della pietra terrestre e chimica, nonché della vera pietra celeste, Gesù Cristo, grazie alla quale potrai raggiungere una beatitudine ed una perfezione sicure, non solo qui in questa vita terrestre, ma a che per la vita eterna. Questo doppio soggetto avrebbe potuto essere spiegati con meno panegirici e con maggior numero di dettagli nell’opera teologica che precede; comunque sia, devi sapere che io non insegno le Sacre Scritture e che non sono un teologo aristotelico com’è oggi costume, ma piuttosto un semplice cittadino senza alcuna carica pubblica.

Infatti, questa scienza che Dio mi ha concesso io non l’ho acquisita con i miei studi in una celebre accademia, ma l’ho appresa nella scuola universale della natura e nel grande libro dei miracoli, grazie al quale tutti i conoscitori di Dio hanno ricevuto la propria formazione molti secoli fa. Per questo ho dato alla mia descrizione una forma semplice, come detto, e non la forma di uno scritto elegante di una lunghezza smisurata. D’altra parte non era mia intenzione intraprendere qui un trattato più completo ed esteso sulla teologia. Vedi bene qual’era il mio obiettivo: ho voluto tracciare un rapido bozzetto per coloro che non abbiano potuto fare, purtroppo, sufficienti progressi, allo scopo di permettere loro di cercare la cosa con maggiore profondità, e poi mi pare cosa buona che ogni amante della verità non si dimentichi di nessuno dei miracoli di Dio, e non li seppellisca in un perpetuo silenzio, ma piuttosto al contrario (è bene) che li celebri, e renda loro magnificenza e gloria. Ho poi voluto fare pubblicamente la mia confessione e rivelare al medesimo tempo quello che penso e credo degli articoli di fede della religione cristiana in quest’epoca, mio dolore!, nella quale ci sono tali confronti che nel corso di processi precipitosi, coloro che più mentono, fra i calunniatori del mondo, denunciano come tradizione eretica e sospettano di molti cristiani penitenti che non vogliono parlare la loro lingua (cantare la loro canzone). Ma i blasfemi empi del mondo ed i giudizi sconsiderati non possono offendere in alcun modo il vero cristiano insultato con calunnie di questo genere, giacché il diavolo ed i suoi sospettosi figli sempre hanno avuto l’abitudine di far patire la stessa cosa a Cristo e a tutti i suoi seguaci, e ugualmente si comportano allo stesso modo ai nostri giorni. Per ora non dirò nulla di più, ma voglio sottoporre la questione al Supremo Giudice, la vera pietra di Lidia (lidia è anche corrida) di tutti i cuori. Inoltre, voglio che, per ciò che riguarda la prima opera della pietra terrestre, l’amante dell’arte chimica vada a vedere i dettagli nell’insegnamento che ho dato in primo luogo e che essa gli venga fedelmente inculcata di nuovo in quest’epilogo. Infatti, come in una canzone si incontra ripetuto più di una volta un buon ritornello, così anche noi daremo rispetto a questo tema, secondo il nostro costume. È certo che nessuno debba rivolgere la sua volontà ed i suoi pensieri verso la pietra filosofica terrestre, né intraprendere un’opera tale senza conoscere ed avere esattamente preparata la pietra celeste, col favore della quale la pietra terrestre è concessa da Dio, o per lo meno, senza aver cominciato di fatto e con la maggior attenzione la preparazione congiunta di

entrambe le pietre, ossia la corporale e la spirituale. Quanto a me, sono d’accordo con tutti i veridici filosofi nel dire che, con sicurezza, è temerario, soprattutto in questa fase, cominciare un’opera di una tale elevatezza e lavorare senza conoscere la natura. Per di più voglio evidenziare e chiarire espressamente che, secondo la mia opinione, senza la conoscenza di Cristo, pietra angolare celeste, non solo è difficile, ma veramente impossibile preparare la pietra filosofica, dato che in questa pietra celeste è perfettamente racchiusa tutta la natura. Se non si vuole patire un vergognoso fallimento, c’è da esaminare convenientemente questo punto e non aspirare avidamente e sconsideratamente a quest’arte, come fanno molti che, per la maggior parte delle volte, non sono in alcun modo preparati ad iniziarla, non hanno le capacità necessarie e non si sono esercitati neppure un po’ ad avvicinare questa conoscenza della natura tante volte ripetuta. In effetti, spesso la fine coincide con l’inizio allo stesso modo in cui la cosa parla di sé, disgraziatamente, nelle cose che a molti si riferiscono. Nonostante ciò, bisogna attribuire il fallimento ad un progetto prematuro ed alla ignoranza.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 18:15 del dì domenica, 05 luglio 2009
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L'Acquario dei Saggi - parte quarta/21 -

Per concludere e scoprire tutto il processo, i mezzi e le successioni dell’opera, una breve ma necessaria correzione fu aggiunta sin dall’inizio, nell’opera chimico-filosofica, al composto disprezzabile ed imperfetto, allo scopo di venire in suo aiuto a tempo debito.

La stessa cosa accade nell’opera teologica, dove è necessario considerare bene la correzione spirituale del peccatore e il suo ristabilimento. Nell’uomo, infatti, l’uno o l’atro difetto possono ripresentarsi per farlo cadere nel peccato, col permesso di Dio, e con l’impulso dell’orribile Satana, del mondo empio e della sua carne; l’uomo può cadere nella superbia e nell’arroganza innate in noi, le quali sono rappresentate nell’opera chimico-filosofica, con la sublimazione perniciosa ed il rossore prematuro, che sono il primo ed il secondo errore.

Comunque, l’uomo può disperare della misericordia divina a causa dell’enormità dei suoi peccati corporali, o, in uno scontro senza pari, ribellarsi a Dio suo creatore e portare impazientemente la sua croce. Questi due difetti si possono paragonare al terzo ed al quarto errore dell’opera chimica.

L’uomo, tanto miserabile e contagioso come il composto terrestre e disonorato, deve poi in prima battuta tornare alla dissoluzione, cioè deve essere assolto e purificato, dopo aver riconosciuto i propri smarrimenti e con la chiave dissolvente della santa dissoluzione, tante volte quanto ne abbia bisogno, a causa dei suoi peccati e delle sue mancanze quotidiane. Alla fine, egli deve bere e mangiare, per essere ricreato e ristorato nella santa Cena domenicale, il puro latte del Cielo, il vero sudore dell’Agnello celeste. Esso è il sangue e l’acqua e per giunta l’acqua della fonte della vita, è l’untuoso banchetto di puro vino e midollo, è la fonte della vita liberamente aperta, ma così come l’acqua Mercuriale nell’opera chimica, esso è il più grande dei veleni per gli indegni e gli empi.

Così in fine l’uomo, come il corpo terrestre, giungerà alla congelazione finale, alla pienezza fissa, cioè alla perfezione totale e costante della beatitudine eterna. Questi due mezzi, molto salutari per la sanità e la cura del miserabile peccatore, intendiamo dire la santa assoluzione e la santa Cena (Dio, fedele ed onnipotente, li offre all’uomo per venirgli in aiuto), sono affidati da Dio alla sua beneamata Chiesa, per tutto il tempo necessario, con l’incarico di averne molta cura. Con la suddetta assoluzione siamo dichiarati liberi e salvi. Lo si chiama anche l’ufficio delle chiavi, la vera e propria penitenza che serve a preparare la via. Ma colui che rimane impenitente, che persevera insolentemente nel peccato, è legato con la chiave cristiana dell’esilio e della scomunica, che si relaziona con lo stesso ufficio; costui è confinato nelle terre di Satana per la morte della carne affinché il suo spirito venga salvato nel giorno del Signore.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 11:54 del dì mercoledì, 24 giugno 2009
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In: alchimia


L'Acquario dei Saggi - parte quarta/20 -

Tutto ciò si può mettere in relazione con la scuola della croce prima citata, cosicché le afflizioni e le persecuzioni dei cristiani diventano per noi un segno di cui, sicuramente e prima di entrare nel riposo e nella gioia eterna, i cristiani devono innanzitutto percorrere il cammino faticoso e difficile in questo mondo, quindi esercitarsi alla lotta e patire il bagno di essudazione con l’ostile Saturno dai capelli bianchi, cioè il vecchio Adamo e Satana.

Insieme a tutte queste difficoltà e calamità, converrà osservare, considerare e ponderare con attenzione ogni classe di segni, miracoli, ed anche i grandi cambiamenti che si attueranno allo stesso temo a questo mondo. Un uomo ricorderà, infatti, le guerre e i rumori bellici, la moltiplicazione delle sette, la peste, la perdita dei raccolti: tutti questi segni saranno annunciatori e veritieri precursori dell’immediata vicinanza della nostra redenzione.

Insomma: quando avrà luogo la resurrezione dei morti (dato che la prima nuova generazione si fa col battesimo, essa non è niente più che l’inizio della seconda vita, la vera rigenerazione totalmente perfetta nella vita eterna), gli uomini che furono vincitori col sangue dell’agnello resusciteranno e si incammineranno verso una nuova vita, permanente a partire da quel momento; nuovamente saranno uniti in anima, spirito e corpo e rinsaldati in un’unione indissolubile che durerà in eterno. Pertanto dobbiamo essere in tal modo glorificati dalla pura, spirituale e mirabile virtù, dalla forza, dalla leggerezza, dalla gloria, dall’eccellenza, dal vigore di Cristo, re celeste onnipotente; ed ancora di più, dobbiamo renderci trasparenti, belli e porci in uno stato di beatitudine più che perfetto.

È una mirabile copulazione o unione dei corpi, dell’anima e dello spirito, una fioritura divina ed esaltazione degli eletti. Già in questa vita possiamo vederla ed osservarla, ma non senza timore e paura, all’interno dell’opera terrestre.

Per questo sono estasiati dall’ammirazione gli angeli che hanno attenzione di vedere tutte queste cose, e così, in fine, domineremo e regneremo per tutti i secoli dei secoli con Cristo, nostro principe eterno e celeste, con tutti gli angeli e gli spiriti amministratori in una gioia infinita e la gloria della Maestà sopra tutte le cose.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 12:57 del dì domenica, 14 giugno 2009
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In: alchimia


L'Acquario dei Saggi - parte quarta/19 -

E dall’altra parte, la Sacra Scrittura ci riporta la medesima testimonianza. In essa leggiamo che tutti quelli che desiderino la vita benedetta in Gesù Cristo, saranno obbligati a soffrire le persecuzioni, cosa che è necessaria anche per noi, per poter entrare nel regno dei cieli tramite le numerose fatiche dello stretto cammino. E per finire, ecco cosa dice Sant’Agostino: «Non ti sorprenda, fratello, dopo esserti fatto cristiano, di essere esposto da ogni dove a migliaia di tribolazioni ed afflizioni. Se la testa della nostra fede è Cristo, noi siamo suoi membri. Perciò, non è tanto la sua persona che dobbiamo seguire, ma piuttosto è la sua vita ciò che dobbiamo imitare». La vita di Cristo fu costellata da ogni sorta di afflizione: trascorse nella più nera povertà, fu costantemente derisa ed insultata da scribi e farisei, ed in fine consegnata da parte nostra, poveri peccatori, alla morte più umiliante. Puoi dunque concludere facilmente che se Dio ti giudica degno di una tale vita, e se in modo simile ti castiga nella persecuzione, ciò avviene perché desidera includerti nel numero dei suoi eletti.

A noi è completamente preclusa la strada che porta a Dio senza queste persecuzioni ed afflizioni. Coloro che si forzano di raggiungere Dio devono obbligatoriamente passare per il fuoco e per l’acqua proprio per trasmutarsi in Pietro, a cui sono state date le chiavi dei cieli, o in Paolo, vaso della scelta e armatura di Dio, o in Giovanni, a cui sono stati rivelati tutti i segreti di Dio. Infatti, tutti hanno dovuto consacrarsi a Lui: dovremo entrare nel regno di Dio solo passando attraverso ogni specie di afflizione.

Per tale ragione ci conviene annotare ciò: i filosofi chimici ci hanno segnalato e dato ad intendere con questo carattere l’Antimonio, col quale (come abbiamo detto in merito alla preparazione chimica) è necessario fermentare la materia prima di congiungerla con l’Elisir o Re Chimico, o anche prima di porla nel bagno di essudazione col vecchio Saturno dai capelli bianchi. Di sicuro dobbiamo considerare tutto ciò un miracolo e mantenerlo un mistero. D’altra parte, questa immagine, questa rappresentazione, si riscontra anche in noi cristiani. È utilizzata e posta chiaramente davanti ai nostri occhi, sebbene in un maniera ugualmente occulta, nella cerimonia in cui si pone la sfera coronata da una piccola croce fra le mani del capo supremo, imperatore di tutta la cristianità. Con ciò si vuole dare a comprendere che prima di ottenerne il possesso pacifico e tranquillo, è d’obbligo che si debba sperimentare la croce di questo mondo in modo perfetto, fra le penalizzazioni e le varie calamità, e venire turbato da esse, provato e giudicato degno.

Forse è per caso e senza ragione che i Filosofi antichi vollero darci con quello una figura ed un segno per l’opera chimica, che inoltre esige un processo molto simile.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 17:51 del dì domenica, 07 giugno 2009
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L'Acquario dei Saggi - parte quarta/18 -

Tutti i suoi atti sono così diretti a non essere più terreni, ma bensì celesti, nella misura in cui questo sia possibile nel mondo. Non deve già vivere più secondo i regimi della carne, ma secondo lo spirito, non nelle opere sterili delle tenebre, ma in quelle che portano la luce del giorno. Questa separazione del corpo e dell’anima si attua morendo spiritualmente. Questa dissoluzione di corpo ed anima si realizza nell’Oro rigenerato in modo che il corpo e l’anima, pur restando come separati l’uno nell’altra, non smettano comunque di rimanere fortemente uniti e congiunti nel vaso; l’anima, dall’alto, ristora ogni giorno il corpo e lo preserva dalla distruzione finale, fino al tempo prestabilito in cui rimarranno uniti ed inseparabili.

Il corpo dell’uomo, sottomesso a questa languidezza ed a questa scuola della croce, è come morto, ma la sua anima non lo abbandona del tutto: quando l’ardore del fuoco dell’affanno oltrepassa la sua misura, esso è irrigato, consolato e conservato dallo spirito che fluisce nella rugiada del cielo superiore e nel Nettare divino. È un refrigerio celeste ed un ristoro rigenerativo del corpo terrestre morto negli uomini. In quanto alla nostra morte temporale, che è il salario del peccato, essa non è una vera morte, ma una dissoluzione naturale del corpo e dell’anima, o meglio una specie di sonno leggero; inoltre, essa è una congiunzione indissolubile e permanente dello Spirito di Dio e dell’anima: ma devi capire che sto parlando dei santi. D’altro canto, viene paragonata all’ammirabile salita e discesa che suole accadere sette volte di seguito nell’opera terrestre.

Da tutto ciò, possiamo facilmente comprendere i seimila anni di afflizioni e fatiche temporali che durarono nel mondo durante un lungo spazio di tempo. Si vedono in questo numero anche gli uomini di tutti i tempi, desolati, provati nella croce da ogni sorta di calamità e di ansie differenti, uomini che furono poi confortati di nuovo, consolati, e cresimati in abbondanza dallo Spirito Santo.

Per tale ragione rendiamo lode e gloria a Dio, ora ed in tutti i tempi, finché non inizi il grande Sabbath universale ed il giorno del riposo nell’anno del settimo millennio. Allora, questa rigenerazione o refrigerio spirituale cesserà repentinamente per aver raggiunto un fine così tanto lungamente atteso, ed in suo luogo comincerà il piacere dalla durata eterna, quando Dio sarà tutto in tutti.

Ma attualmente, mentre dura questa digestione e cozione spirituale del corpo morto nell’uomo, si può comunque osservare, come nell’opera terrestre, la manifestazione dei diversi colori e segni: sono tutti i generi di miserie, preoccupazioni, fatiche, fra cui la principale è la tentazione già citata, causata dal Diavolo, dal mondo e dalla nostra carne. Pertanto, tutte queste sono un buon presagio, poiché l’uomo tanto tormentato conseguirà finalmente un giorno la tanto desiderata e fortunata resurrezione.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 21:08 del dì martedì, 02 giugno 2009
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L'Acquario dei Saggi - parte quarta/17 -

Ed ora, l’uomo rigenerato in questa maniera non sarà privato del suo frutto, se si eserciterà in questo modo di vita cristiano e penitente, in tutte le sue azioni.

Diviene così simile al composto dell’opera terrestre: posto da Dio nel forno dell’affanno per vivere lì, durante un certo tempo, tormentato per sua fortuna dalle angustie, dalle calamità più disparate e dalle preoccupazioni, finché non divenga morto rispetto al vecchio Adamo ed alla carne, finché resusciti, uomo nuovo, ricreato da Dio nella vera giustizia e nella retta sanità. Di tutto ciò offre testimonianza San Paolo, quando dice ai Romani: «Insieme a Cristo siamo stati sepolti nella morte col battesimo, e come essa ha resuscitato Cristo fra tutti i morti, così anche noi camminiamo verso una vita nuova».

In queste condizioni, se l’uomo smette di peccare tutti i giorni, affinché il peccato non lo governi più, allora in lui comincerà la dissoluzione del corpo dell’oro che gli si è aggiunto, come nell’opera terrestre: è la putrefazione, di cui già si è parlato; deve venire sciolto spiritualmente, integralmente, triturato, distrutto, purificato. Questa dissoluzione e putrefazione accade prima in uno che nell’altro, ma deve verificarsi necessariamente nel trascorrere di questa vita temporale. In altre parole, un tale uomo deve venire così ben digerito, cotto e fuso nel fuoco dell’affanno che per di più giungerà a disperare completamente di tutte le forze che stanno in lui, e dovrà ricercare come unico soccorso la grazia e la misericordia di Dio.

Così, nel forno della fatica e con un fuoco continuo, l’uomo, come il corpo terrestre dell’oro, partecipa della testa nera di corvo, cioè diventa interamente deforme e deriso di fronte al mondo. E ciò non accade esattamente in quaranta giorni e quaranta notti, e neppure in quarant’anni, ma frequentemente durante tutto il tempo della propria vita, in modo che il suo corso, di necessità e con maggior frequenza, debba essere esperienza del dolore più che del conforto e dell’allegria, dell’avvilimento più che della gioia. La sua anima, in fine, si trova completamente liberata da questa morte spirituale, come se fosse condotta alle vette, cioè pur rimanendo corpo, tuttavia dalla terra si rivolge verso l’alto, verso la vita eterna e la Patria, col suo spirito ed il suo cuore, che da adesso già non vie più nel mondo, ma in Dio, non cercando nessun’altra consolazione nelle cose terrestri, ma solo nelle cose spirituali.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 14:22 del dì domenica, 24 maggio 2009
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L'Acquario dei Saggi - parte quarta/16 -

Bisogna comprendere questa lezione come la visione che si fa con gi occhi interiori dell’anima e non solo con quelli esterni della nostra natura corporale e bestiale. Inoltre, affinché mi si comprenda per bene, parlo del Verbo di Dio puro e veridico, e non delle postille umane che provengono dagli antichi o dai moderni, fermento farisaico degli scribi, ricercato, ahimè, ogni giorno della nostra epoca in luogo del puro Verbo divino. Il meno che si possa dire di tutto ciò è che, come escrementi di topo mescolati col pepe, si adoperano per venire ascoltate e considerate al posto del Verbo di Dio. Tutto ciò non ha alcun valore.

Non stimo assolutamente queste sciocchezze che riempiono le orecchie degli uomini e non voglio parlarne. Ma, come a tempo debito s’è detto, io parlo del Verbo divino, glorificato passando per bocca di Dio, e comunque ancora oggi proclamato e predicato dallo Spirito Santo. Certamente questo non è una voce vana e vuota come quella di chi proferisce riflessioni ignominiose e grossolane su di esso, spirito di vita, potenza salvatrice di Dio per tutti coloro che credono in Lui. Anche il regale profeta David parla negli stessi termini dell’ascolto di Dio: «Ascolterò cosa farà il Signore dentro di me con le sue parole».

Da questo ascolto interno e divino del Verbo divino, trae la sua origine la veritiera fede vivificante, resa efficace dalla carità, come se si trattasse di una vera fonte. Come dice Paolo ai Romani: «La fede viene dall’ascolto e l’ascolto dalla parola di Dio».

Che la parola divina sia dunque, a partire da ora, pura e chiara, affinché possiamo intenderla con purezza e chiarezza! Che anche la fede, che in qualche maniera sgorga da quest’ascolto, sia così pura e senza corruzione!

Questa fede diventa efficace per la carità verso Dio, attendendo umilmente ai suoi santi precetti e alla sua volontà, pregando, glorificandolo, offrendogli grazia; che possa manifestarsi verso il prossimo in una benefica opera buona di qualunque tipo, poiché la carità non deve essere la più piccola ma, come dice San Paolo, la maggiore di tutte le virtù!

Per altro, anche Cristo stesso ci esorta con la maggior attenzione all’esercizio di questa carità in quell’ultimo discorso che ci lasciò a guisa di addio, dicendoci: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni con gli altri come io vi ho amato, così tutti riconosceranno che siete miei discepoli», e poi ancora: «Colui che dice di conoscere Dio e non si cura dei suoi comandamenti è solo un menzognero e non c’è nulla in lui che sia vero, ma colui che osserva la Sua parola porta dentro di sé il perfetto amore di Dio», e per finire: «Dio è carità, e chi rimane saldo in essa è in Dio, e Dio è in lui».

Perciò, osserviamo che la carità viene ad essere il vero vincolo della perfezione, grazie a cui ci incorporiamo allo stesso Cristo, fino al punto che Egli sta in noi e noi in Lui, Egli in suo Padre e suo Padre in Lui. Certamente è la stessa cosa che dice Cristo nel passaggio che abbiamo poco sopra riportato: «Colui che osserva la mia parola, è colui che mia ama ed è colui che io amo, e noi verremo a lui e intorno a lui faremo la nostra casa». Dice Giovanni: «Se avrete cura dei miei comandamenti, rimarrete nella mia carità». E di questa carità che concerne ugualmente anche il nostro prossimo, si è scritto con grazia: «Se qualcuno dice di amare Dio e poi ferisce suo fratello, costui è un falso. Infatti, chi non ama suo fratello, persona che può vedere, come potrà amare Dio, che non si vede?».

Ed abbiamo da lui ricevuto il precetto secondo cui colui che ama Dio amerà suo fratello. San Paolo di spiega la proprietà di questa condotta: «La condotta è paziente ed umana, non viene agitata da uno zelo intempestivo né sconsiderato,  inflado: quando la si esercita verso il prossimo non ricerca il suo proprio tornaconto». A partire da qui si può vedere e giudicare facilmente che non si può avere alcuna gioia, né retta né veritiera, che non passi per l’abnegazione in buone opere verso il prossimo. Comunque, ci sono molti fra i cristiani che si glorificano temerariamente. Da tutto ciò, inoltre, si deduce che le buone opere, gradite al Signore, non precedono la fede ma sono in verità frutti che vengono dalla radice e dall’albero, i quali, se sono buoni, danno anche buoni frutti. Ecco perché non sono le opere buone che fanno la fede ma la fede che fa le opere buone, gradite ed accettate. Per tale ragione, come conseguenza, è con la fede che siamo giustificati e che possiamo aspettare (sperare nella) la vita eterna.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 13:25 del dì domenica, 10 maggio 2009
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L'Acquario dei Saggi - parte quarta/15 -

 Se questa tentazione si rivela inefficace fra i cristiani, il nemico li attacca da un altro lato e con un’altra tattica; allora, (Satana) desidera quelli che confidano in Dio più di quelli che credono alla sua parola: perciò si sforzò di persuadere Cristo perché si gettasse dalla sommità più elevata del tempio se Dio fosse stato davvero per lui una protezione efficace. Fallendo ancora una volta, non si vergognò di tentarlo per la terza volta con promesse di ricchezza, sperando di allontanarlo da Dio e dal suo verbo, di renderlo un idolatra del denaro e di beni temporali e portarlo ad invocare lui, Satana, e di creare un culto per lui come per Dio. Non ha avuto vergogna di minacciare Cristo col suo libero assenso e di spingerlo alla caduta.

Dio fedele e Padre celeste ha permesso a volte che questo accadesse fra i suoi, proprio per un consiglio particolare di saggezza e all’interno di un fine ben determinato, affinché (gli uomini) crescano e progrediscano nella fede, nella speranza, nella pazienza per una giusta e vera invocazione di Dio. Per questo tipo di giostra della croce, imposta necessariamente al vecchio uomo fino all’ultimo combattimento della morte, essi potranno prepararsi bene il cammino ed ottenere l’eterna vittoria contro il nemico. Se vogliono il potere di resistergli efficacemente, con coraggio, col soccorso della grazie divina, prima di tutto dovranno conoscere bene tutte le sue tecniche e tutti i suoi inganni astutissimi.

D’altra parte, non è col sangue e la carne che dobbiamo combattere contro i principi di questo mondo, dominandoli nelle tenebre e contro gli spiriti maligni che stanno al di sotto del cielo, ma piuttosto, secondo San Paolo, con i Principati e le Dominazioni. Con le nostre proprie forze non possiamo resistere a questi attacchi e tentazioni spirituali. Seguendo l’esempio di Gesù, nostro capo, dobbiamo prendere le armi spirituali ed insieme ad esse il Verbo divino come spada dello spirito. È così che colpiremo e vinceremo tutti i nostri nemici spirituali all’interno della fede. Secondo il consiglio che il santo apostolo Paolo, il cavaliere cristiano, da agli Efesini, dobbiamo fornirci di un arsenale in seno allo Spirito Santo; è lì che dobbiamo prendere la nostra divina corazza di ferro e rivestirci di essa. Stringere i nostri corpi con la cinta della verità; coprirci col pettorale della giustizia, calzare le polainas come se fossero una squadra per esercitare il vangelo della pace; inoltre armiamoci con la spada della pace, cioè, come detto or ora, col Verbo di Dio. Prima di tutte queste cose, prendiamo lo scudo della fede col quale potremo distruggere e smorzare tutti i dardi infiammati del diavolo. La fede in Gesù è uno scudo molto stabile, in effetti, e lo stesso Cacodemonio mai potrà sopraffarlo per colpirci dritto al cuore.

Nell’opera filosofica è poi necessario osservare molto attentamente il regime del fuoco. Per cuocere la materia è indispensabile amministrarlo in maniera continua. Già abbiamo brevemente parlato del fuoco filosofico, l’agente principale dell’intera opera: l’abbiamo chiamato essenziale, preternaturale, fuoco divino latente nel composto (compost) cui conviene aggiungere l’aiuto e l’aculeo del fuoco terrestre materiale. La stessa cosa, in primissimo luogo, serve col puro Verbo di Dio, o, cosa uguale, con lo Spirito di Dio. Anche lui è associato con un certo “Fuoco”, poiché gli si da questo nome. Questo fuoco, istituito dalla natura, è occulto dentro di noi, ma è stato rovinato ed obnubilato dalla corruzione della stessa natura. Anche lì e con la stessa modalità dobbiamo aiutarlo ed alimentarlo con un altro fuoco, quello esteriore. Senza pigrizia né riposo, dobbiamo esercitarlo col nostro soffio, con l’esercizio quotidiano ed assiduo della pietà e delle virtù cristiane, nell’allegria come nella tristezza, ed ancora con un’attenta contemplazione del puro Verbo di Dio se, del resto, la luce della grazia, che ci è stata interiormente concessa, e lo spirito di Dio devono operare dentro di noi e non devono estinguersi completamente.

La medesima cosa accade con le cose terrestri: il ferro è freddo, ma l’artigiano che lo lima (ripulisce) lo riscalda con questo movimento continuo; la luce di una lampada, quando non viene continuamente alimentata con olio, finisce per vacillare e si estingue totalmente. Lo stesso col fuoco interno dell’uomo: se, come detto, non lo si esercita assiduamente, senza pigrizia ed indolenza, poco a poco diminuirà fino alla scomparsa completa. Ti abbiamo avvertito con frequenza e pare che sia una necessità urgente ricordarlo senza posa, ma è necessario ascoltare diligentemente il Verbo divino, contemplarlo bene e coltivarlo senza riposo.

Sospirato da solveetcoagula
Alle ore 10:11 del dì mercoledì, 22 aprile 2009
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